Riprendo a scrivere su questo blog perchè ho ricominciato a coltivare seriamente la mia passione per il 1600 e la sua scherma. Non ho mai pensato di abbandonarlo, invero, ma i momenti di pausa aiutano a digerire le nozioni apprese!
Prendendo in mano Marcelli dopo un po’, lo stesso mi stupisco per le piccole cose che riesco a scoprire in più ad ogni lettura. Un po’ è l’acquisizione di altri trattati, un po’ la pratica, un po’ la teoria assorbita da 1000+ video sull’argomento (YouTube e le mattinate libere, accoppiata micidiale), un po’ è il cervello che lavora e decanta.
Questo post lo dedico alle strane defaillance del mio primo amore trattatistico, che a distanza di 300 anni è riuscito ad appassionarmi grazie alla sua personalità, competenza e stupefacente antipatia/simpatia. Intendiamoci: quasi nessuno ha scritto un trattato altrettanto completo. Per questo i vuoti si notano a chilometri di distanza quando sai riconoscerli. Per fortuna, i mezzi per risolvere i problemi li ho, ma ogni tanto vi garantisco che resto davvero perplesso di fronte al libro di Francesco Antonio Marcelli.
- Marcelli spiega il passeggio, ma solo come avanzare e rompere misura con un doppio passo, non come arretrare
- Marcelli non spiega le posizioni della mano. Cita solo Terza, Quarta e Seconda (in quest’ordine), e poi prosegue allegramente parlando delle sue guardie, ovverosia Prima, Seconda e Terza. Se ne frega del fatto che la sua Prima è tenuta di terza in quarta e tanto per aggiungere “chiarezza” chiama lo scanzo di vita noto come Inquartata anche “La Quarta”
- Di fatto, in Marcelli la prima (come posizione della mano) non c’è in tutto il libro, non viene neppure nominata, pure essendo la posizione in cui ci si trova estraendo la spada.
- Marcelli usa una botta dritta diversa con spada sola e spada e daga e non spiega mai il perchè della differenza. Per la cronaca, quella di spada e daga è con il ginocchio anteriore dritto
- Marcelli non prende in considerazione la mano sinistra. “Potete giocarvela a vostro bell’agio in aria”
Ma che vi devo dire? Se hai scritto uno dei migliori trattati di scherma della storia ti si può perdonare qualche dimenticanza.