Archivio per la categoria 'Comunicazioni'

11
dic
11

Visibility and invisibility – I want to be an International Marcellist

This place has been silent for too long, I know. Since the last time I wrote here I became a dedicated longswordsman, a Meyerist to boot. It made a better athlete out of me, it made a better martial artist out of me, and it gave me a lot more training partners too. But when my friend Ilkka used me as help for his own Marcellian experiment back in Sweden, I just remembered… Remember what? Remember what is unseen:

All’hor mostra piagar; quando ha piagato

Then it shall show the wound; When it has already wounded

This sonetto speaks about the straight thrust of Titta Marcelli. The Heart and Crown of Marcellism, to cite the Prophet of the Vor who wrote 3227a. And no, the lunge is not it. It’s the unseen quality: Marcelli speaks long, and hard and flowery about it, but we can get it. We would call it a non telegraphic blow. He calls this invisibility, since regretfully nobody had yet invented the telegraph in his times, but still it is the same, a combination of speed and sudden, perfect motion that is never heralded by any gaze, by grimaces, by tension of the limbs. Marcelli does not want you to lunge farther, or provoke the adversary, aiming to turn everything into a single time counterattack, he wants you plodding, methodical, flowing slowly or suddendly in range, parrying enemy blows when he is provoked enough by your relentless creeping and domineering (you seek his steel, remember).

And then, of course, hit him out of a first or second intention -better is that he can’t even see when you hit him. He actually hopes you are hitting him with a first intention, yes: faster, and non-telegraphic, that’s what he wants out of you. Given his system, you have to entrench “deeply” into enemy lines to launch such an attack, but given that you use 2 tempi, it is indeed a question of everything falling down at the same time and supporting itself by its own weight, like a cathedral built out of tall arches.

Is this striving for perfection, for suddenness, for unearthly quickness through relentless training a wishful fencing, one that works only if the enemy is flawed? Thibault would have probably called it something like this. Except… Marcelli seeks you out in the bind, wants to dominate your steel phisically and from above. Even going literally out of his way to gain your blade, and is not even bothered about going around you to unsettle you, as he plainly says. That is quite Spanish of him, really, even if it is really pretty simple and uncodified. Maybe I’m making this bigger that it ought to be, but it looks a bit like contamination.

I really want to keep translating now, this place will be good to throw notes, doubts and off-handed remarks like the above. Translating what?

This, of course.

16
ott
09

Palestra Svecana

La dedica di questo libro è datata Stoccolma, 30 settembre 1693. Assieme al Cum gratia et privilegio S: Reg. Majestatis è più o meno tutto quello che riesco a leggere del trattato, se si eccettua anche il nome dell’autore: Diederich Porath.

Porath-Diederich-Palaestra-Svecana-1693-guardia

E’ un manuale di scherma completamente scritto in svedese, con uno stile che pare molto francese. L’arma usata non è una spada da filo seicentesca, si avvicina di più ad uno spadino francese molto lungo. La guardia è nettamente da spadino, con il peso sulla gamba posteriore ma i piedi tenuti a distanza piuttosto ravvicinata. La stoccata è invece molto estesa in avanti e se non si porta con sè la mano a proteggere il corpo e il volto la lascia cader giù, anche più che in alcuni stili del ’700 francese. Il che è buffo, invero, perchè a quanto ne so Liancour scrisse il proprio trattato sullo spadino giusto un anno prima, nel 1692… E quindi pare che gli svedesi abbiano rischiato di descrivere l’uso di quest’arma anche prima di quanto non fecero i ranocchi, popolo molto restio a mettere su carta la propria arte delle armi, almeno fino al 18mo secolo.

Porath-Diederich-Palaestra-stoccata-1

Tutto questo per dire che sette anni dopo Marcelli e 5 prima di Di Mazo in Svezia si guardava già alla Francia come punto di riferimento per la scherma, e proprio questi due autori segnarono il crepuscolo della nostra produzione di trattati. Il vuoto perdurò per 100 anni, un’eclisse totale di fronte allo strapotere dello spadino francese.

Strapotere trattatistico, per lo meno, perchè come sappiamo la spada italiana sopravvisse peculiare e dette ottima prova di sè anche ai tempi di Napoleone, quando gli ufficiali napoletani dimostrarono il loro valore in duello contro gli ufficiali francesi, pur usando tutt’altra arma e tutt’altro stile. Ma questa è un’altra storia.

Ho segnalato questo trattato svedese sia per la vicinanza cronologica che per quella “nazionale”. Le Regole della Scherma di Marcelli, infatti, sono dedicate a Cristina Alessandra di Svezia. Ma c’è un trucco, e il paese scandinavo c’entra molto poco: in quegli anni Cristina non era più regina da molto tempo, aveva abdicato dopo essersi convertita al cattolicesimo. Nel 1668 si era trasferita a Roma per la terza volta, nella città del nostro Francesco Antonio. A quanto pare l’erede della scuola dei Marcelli la conosceva in qualità di ricchissima mecenate delle arti. La stagionata ma sempre affascinante ex-regina potrebbe anche aver finanziato il progetto del mio trattato preferito, per quanto ne so: stampare un libro non era certo una spesa insignificante.

05
ott
09

Excursus 7 – Passeggio

Come mormora la mia attuale Vittima, che non cerca neppure di nascondere i propri sentimenti, il passeggio è noioso.

Purtroppo è anche irrinunciabile. Già: noioso ed irrinunciabile… Suona come un buffo contraltare al “Necessarie e pericolose” che Marcelli usa per descrivere le cavazioni. Purtroppo per la Vittima, io non sono una persona che si annoia molto presto delle basi.

Sono anzi rassicurato dagli esercizi ripetitivi, da quella semplice sensazione che pian piano si sviluppa nelle ere geologiche e che ti fa capire senza bisogno di catarsi e rivelazioni di tipo mistico fantozziano che sei immensamente meglio di quanto non fossi mesi fa.

Intendiamoci: il passeggio è la mia creatura di Pet Society schermistica, e il fatto che quello tardo-seicentesco sia così particolare ne ha fatto per me un oggetti di venerazione mistica, di odio, di amore, di studio e di interesse continuo. Perchè per diana, non credo esista un buon combattente che passeggi male. E il passeggio è un dio spietato. Ahem…

Probabilmente il mio più grosso errore è stato quello di renderlo oggetto di venerazione mistica. La perfezione non è di questo mondo, e il tono ricco di enfasi di un romano morto non è sempre il modo migliore di affrontare serenamente il proprio dubbio esistenziale. Devi farlo così. Devi tenere la gamba rigida. Devi procedere in modo regolare, senza ondeggiamenti. Di questi tre, quello che vale davvero è l’ultimo… Non va bene perdere l’equilibrio neanche per un millisecondo. Ma ossessionarsi sui dettagli vuol dire perdere la visione di insieme. Tant’è vero che uno migliora solo con il tempo. Magari mettendo in dubbio quello che si fa, andando a caccia di qualche guru su Internet e imprecando un sacco.

E per l’appunto il tempo è passato, ho superato un po’ di crisi e il mio passeggio mi soddisfa. Almeno quello di due tipi: il marcelliano, ereditato poi dalla scherma napoletana, e persino quello di Di Mazo, per il quale non ho trovato ancora un termine adatto, inizia carburare. Di Mazo… Gli americani, bravi con le parole, hanno battezzato il suo passeggio chasing step. Molto probabilmente, in realtà, lo usava anche Capo Ferro, dato che diceva che “Un piede deve cacciare l’altro”.

A chi di voi intendesse mettere in pratica gli insegnamenti del nostro caro ebreo veneziano, non posso che consigliare la pazienza. Muovere prima la gamba posteriore mantenendo l’anteriore rigida è dura, ma non impossibile. Volete mantenere il peso quanto possibile sulla gamba posteriore, ed evitare di avanzare con tutto il corpo prima di muovere la gamba anteriore!

Io ho risolto così, e raggiungo una buona somiglianza alle immagini strane del trattato di Di Mazo: immaginate che le vostre gambe siano una tenaglia (o la chela di una granceola, per essere DAVVERO filologici) e chiudetele con i muscoli dei glutei, un po’ come se alle vostre spalle fosse apparso Bubba, il vostro amichevole compagno di cella gigante venuto da Detroit. Finora è il modo meno traumatico e più efficace che ho scoperto. Anche se, c’è da dirlo, quando c’è Bubba in ballo i traumi si sprecano… Tanta fortuna, colleghi schermidori!

10
giu
09

Villardita online

Davvero troppo tempo che non sono in grado di scrivere su questo blog! Un vero peccato, ma purtroppo quella brutta bestia chiamata lavoro ha risucchiato tutte le mie energie e gran parte della voglia di vivere, e nel frattempo, da bravo Renaissance Man mi sono pure impegnato nello studio del famosissimo I.33, il più antico manuale di combattimento di spada della storia occidentale… Ma posso dire tranquillamente che scherma è scherma, e quando sei con una spada in mano i concetti tendono a riaffiorare in modo molto familiare. Più bravo divento con spada e brocchiere, più ricettivo sarò in quella del XVII° secolo.

Ma bando alle ciance: tanto per aggiungere qualcosa di davvero utile ed interessante alla nostra esperienza di schermidori secenteschi, segnalo che finalmente sono apparsi online ben due trattati del Villardita, un Marcelliano che scriveva addirittura prima di Francesco Antonio, ed era allievo di Titta suo padre.

La scherma Siciliana : ridotta in compendio … / da Giuseppe Villardita, communemente detto Il Nicosioto (1670)

Trattato della scherma Siciliana (1673)

Inoltre, segnalo il fatto di aver potuto finalmente mettere mano ad una copia leggermente più leggibile della Spada Maestra del mio secondo ispiratore, quel grandissimo psicopatico di Bondì di Mazo. Purtroppo, la copia è cartacea, non scaricabile da Internet.

21
feb
09

excursus 6

La mia assenza da questo blog è stata relativamente lunga, e la sua ragione è duplice.

  • Il lavoro è molto, e ultimamente è piuttosto pesante. Purtroppo ho degli arretrati da smaltire, e scrivere occupa già troppo del mio tempo. Prima o poi, però, sono certo che il sereno seguirà a questo fastidiosissimo deluge.
  • Per quanto possa essere strano, il mio silenzio deriva anche dal mio studio del testo del Marcelli. Recentemente ho compreso un paio di concetti che avrebbero dovuto essere autoevidenti, ma che a causa della loro cospicua assenza inficiavano la mia intera comprensione dell’arte della spada italiana seicentesca. Basti dire che ora comprendo meglio il concetto di cavazione, di tempo, di guadagnare la spada, e di misura, e come erano collegati tra loro. Prima li comprendevo in maniera esclusivamente superficiale, e devo dire che rileggere le Regole della Scherma e la Spada Maestra mi riserva ogni volta delle scoperte. Sono piuttosto entusiasta: è come rivedere tutto con occhi nuovi con intervalli di un paio di mesi. Spero davvero di essere capace di capire, e di non ingannarmi!

Gli allenamenti procedono. Non riesco a combinare nulla come vorrei, e la mia forma fisica in costante miglioramento non mi soddisfa ancora. Onestamente spero di poter mettere in pratica i concetti che ho imparato a livello intellettuale, ma purtroppo il timore è di non sviluppare mai le mie capacità a sufficienza per arrivare da qualche parte. Dopo tutto un cammello non può imparare la teoria delle stringhe, e quindi non è detto che io abbia speranze di capire la scherma.

Ma ho imparato che tirare di scherma non è una mera questione di riflessi, è anche una questione di sensi addestrati. Sapere cosa sta per fare il tuo avversario e quando lo farà è il segreto per ferire, essere capace di scattare come una trappola per topi è solo un grosso margine di vantaggio, che dubito avrò mai.

14
feb
09

excursus 5

Oggi torno a parlare di questioni collegate alla scherma del 600, senza continuare però l’esame del mio testo marcelliano. Ahimè, la settimana, come ho già avuto modo di dire, è stata piuttosto dura.

D’altro canto, però, non ho interrotto il mio allenamento, e ho potuto provare alcune nuove tecniche e soprattutto il combattimento di spada e daga. Ebbene sì, grazie ad un viaggetto in quel di Ferrara alla fiera del Re-enactment ho potuto mettere le mani su una daga a vela di Jiri Krondak:

daga-a-vela1 Continua a leggere ‘excursus 5′

09
feb
09

Excursus 4

Non vorrei nulla più che dedicarmi allo studio di Marcelli e Di Mazo, ma ahimè gli impegni mi hanno particolarmente oberato in questi giorni, e non penso che domani sarà meglio. Comunque spero al più presto di preparare un nuovo post dedicato ad illustrare i miei nuovi acquisti :)

Domani ho in programma di provare a gettarmi sulle tecniche di spada e daga (ebbene sì, non ho messo mano solo su una cappa!). Certo, non sono neanche lontanamente perfetto nella spada sola, ma ritengo che il mio cervello e persino il mio corpo stiano diventando un po’ troppo asimmetrici per i miei gusti. Credo che usare due armi assieme mi aiuterà a migliorare parecchio la coordinazione, oltre a darmi un nuovo punto di vista sulle mie tecniche.

E assieme a questo… Ho una nuova tecnica di Di Mazo da sperimentare! Più leggo il manuale di quel veneziano, più sono convinto che fosse un grande.

22
gen
09

Excursus 3

Nel mio allenamento di martedì ho avuto il piacere di mettere alla prova le tecniche di spada e cappa. Come vengono insegnate dal Marcelli, in ben poco differiscono da quelle di spada e daga, e devo dire che sono decisamente interessanti.

Chiaramente mentre la mia comprensione del testo procede, così procede anche questo blog… Per ora non mi metterò a scrivere del combattimento con due armi, in effetti, perchè mi rendo conto di non essere la persona migliore per poterlo fare. Avrò bisogno di sviluppare prima un nuovo set di automatismi: sebbene abbia ormai tirato stoccate dritte nell’ordine delle decine di migliaia, quando confrontato dalla necessità di colpire l’avversario nel caos di un esercizio di combattimento semi-libero mi sono trovato sempre e comunque a tentare un’istintiva passata con il piede sinistro. Non ho idea di perchè, la stoccata dritta veniva completamente sorvolata dal mio cervello, merito forse (come mi ha fatto notare Giorgio) del braccio sinistro esteso in avanti.

Oggi, peraltro, ho finalmente avuto modo di stampare La Spada Maestra di Bondì di Mazo, nonostante la sua pessima qualità. Non so cosa non darei per poter almeno guardare una copia in condizioni migliori, e catturare qualche immagine migliore. Comunque avere il libro rilegato, anche in pessime fotocopie, è molto meglio che doverlo consultare da .pdf.

15
gen
09

Excursus 2

In questi due giorni mi sono allenato di nuovo, e ho fatto ulteriori ricerche ed esperimenti sui concetti che propone Marcelli nel suo aureo librone. Ho incontrato qualche scoglio e ho compreso meglio alcune delle ragioni purtroppo non dette che stanno alle spalle di quanto ci comunica l’autore.

Una piccola illuminazione l’ho avuta come al solito con l’aiuto di Giorgio, il mio istruttore nonchè responsabile diretto di questa vera e propria mania secentesca che mi ha contagiato. Riassumendo la mia attuale condizione:

  • La mia forma fisica è decisamente migliorata. Nonostante io non sia un atleta riesco lo stesso a fare molte cose che prima non mi riuscivano proprio. Mentre le mie braccia sono più o meno rimaste uguali, e i miei addominali non esistono come di consueto, le gambe sono irriconoscibili (in positivo :D ). Devo solo stare attento ad una certa asimmetria che sta iniziando a manifestarsi, e sollecitare con esercizi mirati (alla sbarra) la gamba destra.
  • Riesco a portare a termine tutti i movimenti necessari al sistema, almeno durante gli esercizi. Sulle stoccate dritte sto ancora lavorando, ma perchè ho capito un po’ di cose a riguardo delle stesse (le coprirò nel mio prossimo post) ed ho riconosciuto alcuni errori che sto cercando di correggere creando una nuova memoria muscolare. Se mi è permesso esprimere un parere, non credo di essere completamente disastroso, riuscendomi in via teorica Scansi di Vita di tutti e tre i tipi (compreso quello del piede destro, che Marcelli non usa), passate a sinistra (sia a piede dritto che con il piede a novanta gradi) e persino il movimento della sottobotta, sempre in condizioni sterili “di laboratorio”.
  • Mi sento completamente disastroso nella scherma vera e propria, non mi pare di riuscire a portare a termine più di un’azione su cento di quelle che vorrei fare, mi confondo, mi sfiato e mi pare di essere uno di quegli ſchermitori che paiono fare un gioco de’ mattaccini [sic Marcelli]. Sento di dover fare una quantità infinita di pratica sul guadagnare la spada dell’avversario, cavare, percezione della misura, percezione del tempo… Tutte le basi, insomma. Aspetto con ansia il caldo, che mi offrirà spazio campagnolo illimitato ed almeno un paio di “pazienti”, ai quali spero vivamente di non sfrangiare eccessivamente le palle con esercizi potenzialmente un po’ noiosi.
  • Una cosa mi riesce un pelo meglio: la botta sul ferro, che faccio senza difficoltà anche avanzando. Ok, è una cretinata, ma su 100 maniere che si possono usare per entrare, conoscerne almeno una è almeno qualcosa.

L’illuminazione di cui poc’anzi riguarda in particolare il mio scarso senso della misura e di come mi ha impedito di trarre giovamento delle armi che mi ha messo in mano il Maestro Romano, in particolare la Prima Guardia. Durante un esercizio, il buon Giorgio mi ha semplicemente superato la coccia con la punta e mi ha colpito il braccio. I miei due errori erano piuttosto gravi, ma fortunatamente evidenti: ero già dentro alla sua misura e quindi in pericolo, e poi, non ho sfruttato la natura stessa della Prima Guardia, che è quella di un invito.

Se avessi avuto ben chiara la misura, e se avessi avuto anche un po’ più di riflessi pronti, avrei potuto rispondere nella maniera corretta, alzando la lama, passando a sinistra ed afferrandogli la mano. Ma, ahimè, per queste cose ancora niente da fare, pur avendole già provate in passato ce ne vorrà prima che riesca a trasformarle in un “discorso” schermistico coerente. Sono contento almeno di capire dove sbaglio pur essendo talvolta del tutto incapace di applicare la soluzione.

11
gen
09

excursus 1

Sebbene al momento sia vittima di una fastidiosa influenza, non sono restato con le mani in mano. Questo progetto mi sta appassionando sempre di più e sono molto contento di aver iniziato a scrivere delle mie esperienze nel mondo della scherma seicentesca, al quale aggiungo “capitoli” non appena riesco a trovare un momento libero nella massa crescente di altri impegni “scrittorii” che ho sulle spalle.

Questo blog resta sempre e comunque lo sforzo di uno “studente” e non un manuale, ed è soggetto a revisioni che, perdonatemi la speranza forse eccessiva, lo renderanno con il passare del tempo più completo, esatto e comprensibile. Nei giorni passati, per esempio, ho aggiunto una pagina di informazioni sul blog, ho linkato sia i post nuovi che quelli vecchi tra loro, e sono anche tornato ad editare e sistemare le note in modo da collegare le tematiche per fare in modo che un eventuale lettore non si smarrisca.

Ahimè, Marcelli non aveva a disposizione il concetto di ipertesto ai suoi tempi, e nemmeno una mentalità organizzata in modo quasi maniacale come il Parise. Mi avrebbe certamente fatto comodo!

Sarebbe forse da ammettere che la tematica trattata da questo blog verrebbe, in via molto teorica, esposta meglio all’interno di un wiki piuttosto che in un blog. Ma il mio compito non è far scorrere dal mio vasto intelletto ed enciclopedica conoscenza delle nozioni tecnico storiche verso dei putativi discepoli. Io stesso sono un traballante discepolo, e una cronologia, un diario, un commentario, un blocco note si adatta meglio a trasmettere pubblicamente il mio travagliato processo di apprendimento. Questo blog è proprio un blocco degli appunti, ma ho il beneficio di poterlo scalpellare quasi all’infinito, fino a dargli una forma soddisfacente. Quindi non accusatemi di disonestà intellettuale se dovessi modificare le mie parole passate per adattarle ad un nuovo livello di consapevolezza raggiunto: non è desiderio di occultare i marobolani ma di non indurre il prossimo in errore e per riflettere la mia evoluzione.

Proprio ieri, mentre studiavo i guadagni di spada e le finte dalle parole del Marcelli, mi sono sorpreso a capire molto di più della prima volta che li avevo letti. Un tipo di esperienza che si ripete “alla giornata” come direbbe il mio ispiratore. La mia comprensione delle Regole della Scherma (l’originale, non il blog :D ) procede in maniera lentissima, incostante, continua, casuale, intellettivamente emozionante.




L’argomento di questo blog

Regole della Scherma è un testo scritto nel tardo 17mo secolo da Francesco Antonio Marcelli, romano d'origine e discendente da una nota stirpe di schermidori. Questo blog, che ne prende a prestito il nome, tratta della scherma insegnata da questo Maestro e dai suoi contemporanei con lo scopo di riviverla a fini ricreativi e culturali.

 

maggio: 2012
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