Le cauationi ſono neceſſarie, e pericoloſe…
Questo è l’incipit con cui Francesco Antonio Marcelli inizia il suo capitolo dedicato a questa mossa vitale nella scherma. Incipit un po’ circospetto, e celebrato dal Gelli come una buffonata, essendo questo storiografo e schermidore ottocentesco completamente incapace di contestualizzare i concetti espressi da un maestro di duecento anni prima. Gelli era perfettamente convinto come tutti quelli della sua epoca che la scherma fosse un’evoluzione lineare prima d’essere un frutto di armi, uomini e tempi in essa coinvolti. Ma lasciamo da parte le critiche al modo di pensare ottocentesco, periodo che in effetti non incontra il mio gusto, per addentrarci nelle spiegazioni sorprendentemente raffinate del nostro trattatista.
Una cavazione è un movimento con il quale portate la vostra lama da un lato all’altro di quella avversaria, passando sotto di essa. Per poter cavare dovete usare solo il vostro polso, non tutto il braccio, e il movimento deve essere il più breve, economico, modesto e imprevedibile che vi riesca. Il Marcelli spiega che secondo lui il movimento della cavazione non deve essere ovoidale nè tanto meno circolare, ma in linea retta. Molto strano vero?
Cerchiamo di spiegarci cosa intende dire (segue la mia interpretazione del testo di Marcelli): “[la cavazione] va eseguita in una linea retta continua, radendo con la punta sotto la lama del nemico, per evitare di fare con la rapidità del movimento del pugno un moto troppo grande, o troppo visibile. Il che viene molto bene nella prima guardia, la quale si gioca con la punta bassa [NB: parallela al suolo all’altezza della vita], dalla quale ci si può muovere liberamente e senza costrizione, e si può cavare la spada da sotto quella dell’avversario, operando con un moto breve, improvviso e rapido”.
Il mio parere è che ovviamente Marcelli non voglia costringerci a cercare di passare attraverso la spada dell’avversario in una linea retta, ma semplicemente intenda dirci di approfittare di ogni spazio libero, facendo il movimento più breve possibile per liberare la spada. La sua prima guardia, in effetti, permette il movimento in linea retta (e vorrei anche vedere), ma la seconda già pone la lama da un lato della spada avversaria, e la terza è ancora più svantaggiosa, e deve “circolare” per forza. Per questo Marcelli ritiene le altre due guardie più soggette ai guadagni dell’avversario.
Questo ci porta al tema principale. A che serve cavare? Ci sono due specie di cavazioni, e ciascuna ha scopi e premesse differenti.
- Cavazioni fuori misura: se si sta fuori dalla portata delle stoccate avversarie si può cavare e ricavare liberamente, perchè in questo caso le cavazioni sono sì necessarie, ma non certo pericolose, anzi sono vantaggiosissime, impedendo all’avversario di chiudere le nostre linee di attacco e quindi di iniziare i guadagni. Qui cincischiare con l’avversario è ammesso! Ricordate il mio post sulla misura? Beh, qui ne siete fuori, e per definizione siete al sicuro come se foste in un altro paese.
- Cavazioni a misura: qui non si scherza più. Siete stati fregati dall’avversario e siete stati posti in una situazione di svantaggio (cioè, l’avversario ha guadagnato la vostra spada). Ora siete in guai seri. Non potete attaccare, e se l’avversario avanza ancora, non potrete neppure difendervi, perchè la fisica è contro di voi e il suo forte sta dominando il vostro debole. Qui la cavazione assume tutto il suo tono drammatico di lotta tra la vita e la morte, e se continuate a leggere inizierete a rispettare come me il mostruoso sangue freddo dei maestri di scherma del seicento. Perchè, fate bene attenzione, la cavazione a misura è un attacco.
Ragioniamoci un po’ su. Non avete assolutamente altre vie d’uscita: una stoccata dritta è un tempo solo, una cavazione è due tempi (1. sottraete la spada da un lato e 2. la riportate sull’altro). Potenzialmente, quindi, la stoccata dritta è sempre più veloce di una cavazione. Per salvarvi, l’unica speranza è l’attacco, che è anche tutto quello che potete fare per deviare la spada di un nemico addestrato. Siccome guadagnare la spada non è normalmente sufficiente a mettere in condizione di tirare una botta, l’avversario che sa il fatto suo si accontenta di guadagnare quanto può e quindi costringervi a cavare, e a quel punto non dovrà fare altro che spingere in avanti la sua lama, facendo opposizione alla vostra che disperatamente si risolleva e cerca di parare.
Per questo, una volta sottoposti a guadagno, dovrete cavare e colpire nello stesso movimento, sperando di essere più veloci dell’avversario, più pronti, più decisi. Avete in effetti meri millisecondi per guadagnare la spada dell’avversario dall’altro lato. Fabris descrive la cavazione come una spirale allungata, questo perchè la punta viene sottratta da un lato, ma ora che arriva dall’altro è già lanciata alla velocità massima possibile verso il bersaglio.
Insomma, per ribadire il concetto, cavare la spada e portarla dall’altra parte senza concludere nulla è semplicemente offrire un tempo all’avversario. Un tempo di cui non è banale approfittarsi, ma che il vero schermidore seicentesco è addestrato per cogliere.
Per ora interrompo il discorso, avendo già scritto moltissimo, ma presto completerò l’argomento e poi passerò subito al guadagno di spada, che ho già nominato abbondantemente e che a parer mio è concetto inscindibile dalle cavazioni.
1 Risposta a “delle cavazioni, e sue specie”