Il nostro ispiratore, e con lui un po’ tutti i maestri di scherma del seicento, deriva direttamente la capacità di schermire da tre componenti fondamentali:
- Conoscere e saper mettere in pratica il Modo, che abbiamo indirettamente trattato fin’ora: cioè essere in grado di compiere “secondo le regole della professione” le varie azioni.
- La capacità di intendere la Misura, cioè la giusta misurazione del proprio raggio d’azione.
- Ed in fine il conoscere il Tempo delle azioni, che andrò a trattare oggi grazie alle parole di Francesco Antonio Marcelli.
Il tempo nella scherma è semplicemente il momento d’oro in cui si ha una “finestra” in cui agire per portare la ferita. Non vi è nulla di mistico: semplicemente il vostro avversario è impegnato in altro, e se siete sufficientemente rapidi e coordinati potete agire e colpirlo senza che possa contrastarvi. Come dice il Morsicato Pallavicini, citato dallo stesso Marcelli: “E’ quel punto col quale ſi preſenta la commodità dal nemico di poterlo ferire.”
Ma Francesco Antonio, tra le numerose citazioni, aggiunge anche che il vero Tempo con la T maiuscola è solo quello in cui si ferisce l’avversario, il resto sono solo occasioni sprecate. E per questo corpo e volontà devono essere unite ai sensi in modo perfetto, affinchè non ci sia alcuna esitazione nè indugio. Ogni azione deve fluire senza sosta per approfittare delle aperture.
Marcelli riconosce tre tipi di tempo differenti:
Primo tempo o di prima intenzione
Quando il nemico mostra una linea scoperta, quando si sposta da una posizione all’altra, quando muove i piedi, quando crede ad una finta, quando cava la spada, se si volta, se abbassa la vita, se si tira su, se sposta la punta della spada dalla vostra presenza… Tutti questi sono esempi di tempi che il nemico vi regala per ferirlo di prima intenzione. Magari è un battito di ciglia, ma il tempo c’è, e se lo perdete non torna mai più.
In tempo assolutamente
Il fondamento della scherma del seicento è il ferire “in tempo”. Marcelli inizia a discostarsene, proponendo molte azioni in due tempi, ma per lui quelle più belle ed efficaci restano lo stesso quelle in tempo. Sono quelle che si compiono per ferire il nemico che vi sta attaccando, perchè sapete (beh, diciamo che calcolate) quello che l’avversario sta per fare. Una parata, dice il Marcelli, è a sua volta una stoccata dritta. Se l’avversario cammina la sua spada verso di voi, prevenitelo, deviate la sua punta, mentre la vostra resta diretta contro il suo corpo. Voi vi salverete, e lui no: questa è un’azione che avviene nel medesimo tempo in cui agisce il nemico. Egli non ha difesa perchè collabora ad infilzarsi, non si può muovere in due direzioni contemporaneamente! Scoprirete assai presto che questo genere di azione è perfetta mentre si usano le passate, gli scansi di vita, le inquartate, le sottobotte, tutti quei meravigliosi movimenti delicati e letali con cui voi non dovete neppure parare in senso stretto, avendo già spostato il vostro corpo dalla traiettoria della spada nemica.
In doppo (doppio) tempo ovvero tempo di seconda intenzione
Marcelli cataloga tutte le “risposte” come azioni di doppo tempo, ovvero di seconda intenzione. Al contrario delle precedenti, avvengono dopo che l’azione del nemico si è già esaurita. Parate una stoccata nemica? Bene, allora se ne avete l’occasione rispondete con una vostra stoccata, o un taglio. Il suo ferro vi ha mancato, o è stato spostato? Rispondete con un’azione di doppo tempo, magari con un passo obliquo, o una passata, o una presa d’armi.
Il Marcelli a queste aggiunge anche un’altra azione che definisce delicatissima: il contrattempo. Quando si induce l’avversario ad approfittare di un tempo che di fatto non c’è mai stato. Quando è indotto ad attaccarvi dove volete voi, e voi rispondete. Chiamate, scoperte d’intenzione, tutto questo genere di cose servono a “fabbricare” dei tempi ingannando il nemico. Non si capisce se l’autore la metta tra le azioni di seconda intenzione o come categoria a parte, a dire il vero.
Sì, lo so, questo post era molto dottrinale, ma era piuttosto importante per esporre le basi del pensiero del nostro amico romano, nonchè quelle del Sistema della spada seicentesca in generale. Trattandone posso “incollare” fra di loro i concetti molto pratici che finora sono andato disquisendo, iniziando a darvi un’idea di come si svolge un combattimento.
1 Risposta a “del tempo”