Il Marcelli loda la stoccata dritta sopra ogni altra azione. Nel capitolo sulle parate la giudica “irreparabile” quando tirata bene, e si esprime così:
“Ella è vn fulmine, che non ſi vede; è vna ſaetta, che vola; è un’Attione iſtantanea, che à pena può capirſi col penſiero.”
Purtroppo per imparare a tirare la “stoccata dritta irreparabile” come la faceva Titta (padre del nostro Francesco Antonio) il sentiero è lungo ed arduo. Specie quando si ha come maestro un genitore che si esprime più a gesti e grugniti che a parole, come ci fa capire il Maestro Romano altrove sul suo testo.
Fortunatamente la laconicità non è un difetto ereditato dal nostro Autore preferito, come è evidente a chiunque legga per cinque minuti le Regole della Scherma… Lasciamo quindi da parte i traumi infantili di Marcelli, e con il suo aiuto proseguiamo a discutere di questa azione fondamentale per il Sistema italiano del ‘600.
Non sono un grande esperto di scherma Classica ed Olimpica, ma mi pare di intuire che i movimenti siano considerati dai più un po’ differenti. Una cosa piuttosto sicura è che la stoccata dritta del Marcelli è un movimento piuttosto corto, rapidissimo, da cui si può recuperare fulmineamente. Insomma, quasi non fosse mai successo! In poche parole, una cosa del genere:
Questo, per lo meno, è il punto di arrivo. Si tratta di una posizione comoda, misurata, agevole per il corpo e per l’equilibrio. Ve l’ho detto che studiare dal Marcelli era più facile che dai testi dei Maestri precedenti!
Ma ora vediamo nel dettaglio come si arriva a questa estensione partendo da una delle guardie descritte in precedenze dall’Autore. Il movimento è sequenziale, ma deve essere totalmente fluido e soprattutto fulmineo. La posizione della mano deve essere portata di quarta se volete terminare l’azione dentro (sul lato destro dell’avversario rispetto a voi) o di seconda se volete portare la punta fuori (sul lato sinistro dell’avversario rispetto a voi).
La Stoccata Dritta (Irreparabile
)
- Il movimento parte dalla mano destra, che estendendo il braccio partirà verso il bersaglio.
- Raggiunta la massima estensione del braccio, permettete al movimento di proseguire con le spalle, che con il loro moto sposteranno in avanti il peso del corpo finora situato tutto sulla gamba sinistra.
- Raddrizzate la gamba sinistra come la molla che è, in modo da scagliarvi verso il nemico.
- Mentre venite spinti verso il bersaglio dalla gamba sinistra, due cose devono avvenire contemporaneamente: sollevate il piede destro per accompagnare il colpo, in modo da portare a termine (nel punto 5) un passo breve, non più dell’estensione del piede stesso; e allungate il braccio sinistro indietro per farvi da coda/timone.
- Anche nella fase finale devono avvenire due eventi: colpite il bersaglio E atterate con il piede destro, in modo da trasferire sulla punta della spada tutto il vostro peso, l’inerzia e la spinta della stoccata! Vi ritroverete a questo punto nella posizione di qui sopra.
E mentre fate tutte queste cose DOVRETE EVITARE di:
- Fare qualsiasi movimento che anticipi quello della mano, dal raddrizzare il corpo al muovere prima le gambe o persino fare smorfie. Questo perchè qualsiasi “falsa partenza” fa almeno una di queste cose: compromette la vostra precisione; impedisce di trasferire il peso del corpo sulla punta nel modo corretto; “telefona” all’avversario le vostre intenzioni.
- Deviare la punta del piede destro dalla direzione del nemico: è pericolosissimo per la giuntura del ginocchio e distrugge la vostra precisione.
- “Scivolare” in avanti con il piede posteriore, trascinati dall’impeto, alterando pericolosamente la propria misura rispetto all’avversario.
- Lasciare che la testa ricada o si pieghi di lato. Deve stare eretta, in modo da permettervi di conservare un corretto equilibrio.
- Spostare la vita in avanti per il desiderio di colpire più lontano. Le spalle vanno tenute alte ed erette. Non è un manierismo, è per salvare la vita del caualiero, che più agilmente potrà recuperare dalla botta riportando il peso indietro, e soprattutto non andrà ad offrire il petto all’avversario.
- Fare un passo più lungo dell’estensione del piede, per le stesse ragioni di cui sopra.
- Non girare completamente e perfettamente il corpo di profilo, perdendo così allineamento, centimetri di affondo ed equilibrio.
- Piegare troppo il ginocchio destro. Per il nostro Francesco Antonio il ginocchio si deve tenere in modo che il polpaccio non formi angolo alcuno nella giuntura del piede (come vedete nell’immagine, è raffigurato perfettamente dritto). C’è da dire che poi prosegue nella stessa frase dicendo che comunque non deve superare la linea perpendicolare alle dita del piede. Sembra in effetti contraddirsi nello stesso periodo, ma io lo interpreto come un “fai pure come ti riesce più comodo, basta che non superi la punta delle dita”. Il Morsicato (o praticamente ogni altro maestro seicentesco precedente) raffigura un ginocchio un po’ più piegato:

Di Mazo invece è della stessa idea di Marcelli
…Anche se come al solito i suoi disegni sono un po’ bruttini, comunque sono fatti per dare un’idea precisa delle posizioni di mani e corpo.
Chiaro è che se state imparando, come me, è meglio che sia esatto piuttosto che veloce! Alla Perfettione si arriverà con calma. Al momento sto iniziando a “sentire” con il mio corpo il movimento giusto. Prima focalizzavo troppo la mia attenzione sulle gambe, con il risultato di colpire a caso sul nemico, partendo irrimediabilmente in ritardo con la mano.
Un esercizio che ho udito altrove (nell’ambito della scherma sportiva, invero), utile per capire bene la sequenza di movimenti, è il seguente: fate in modo che un vostro partner pigli con le ditine la punta della vostra spada, e che la tiri in avanti, fino a farvi compiere naturalmente il movimento dell’intera stoccata a partire dalla mano (nel nostro caso, a partire dalla Prima Guardia).
3 Risposte a “della stoccata dritta, e del modo di tirarla bene”