In questi due giorni mi sono allenato di nuovo, e ho fatto ulteriori ricerche ed esperimenti sui concetti che propone Marcelli nel suo aureo librone. Ho incontrato qualche scoglio e ho compreso meglio alcune delle ragioni purtroppo non dette che stanno alle spalle di quanto ci comunica l’autore.
Una piccola illuminazione l’ho avuta come al solito con l’aiuto di Giorgio, il mio istruttore nonchè responsabile diretto di questa vera e propria mania secentesca che mi ha contagiato. Riassumendo la mia attuale condizione:
- La mia forma fisica è decisamente migliorata. Nonostante io non sia un atleta riesco lo stesso a fare molte cose che prima non mi riuscivano proprio. Mentre le mie braccia sono più o meno rimaste uguali, e i miei addominali non esistono come di consueto, le gambe sono irriconoscibili (in positivo
). Devo solo stare attento ad una certa asimmetria che sta iniziando a manifestarsi, e sollecitare con esercizi mirati (alla sbarra) la gamba destra.
- Riesco a portare a termine tutti i movimenti necessari al sistema, almeno durante gli esercizi. Sulle stoccate dritte sto ancora lavorando, ma perchè ho capito un po’ di cose a riguardo delle stesse (le coprirò nel mio prossimo post) ed ho riconosciuto alcuni errori che sto cercando di correggere creando una nuova memoria muscolare. Se mi è permesso esprimere un parere, non credo di essere completamente disastroso, riuscendomi in via teorica Scansi di Vita di tutti e tre i tipi (compreso quello del piede destro, che Marcelli non usa), passate a sinistra (sia a piede dritto che con il piede a novanta gradi) e persino il movimento della sottobotta, sempre in condizioni sterili “di laboratorio”.
- Mi sento completamente disastroso nella scherma vera e propria, non mi pare di riuscire a portare a termine più di un’azione su cento di quelle che vorrei fare, mi confondo, mi sfiato e mi pare di essere uno di quegli ſchermitori che paiono fare un gioco de’ mattaccini [sic Marcelli]. Sento di dover fare una quantità infinita di pratica sul guadagnare la spada dell’avversario, cavare, percezione della misura, percezione del tempo… Tutte le basi, insomma. Aspetto con ansia il caldo, che mi offrirà spazio campagnolo illimitato ed almeno un paio di “pazienti”, ai quali spero vivamente di non sfrangiare eccessivamente le palle con esercizi potenzialmente un po’ noiosi.
- Una cosa mi riesce un pelo meglio: la botta sul ferro, che faccio senza difficoltà anche avanzando. Ok, è una cretinata, ma su 100 maniere che si possono usare per entrare, conoscerne almeno una è almeno qualcosa.
L’illuminazione di cui poc’anzi riguarda in particolare il mio scarso senso della misura e di come mi ha impedito di trarre giovamento delle armi che mi ha messo in mano il Maestro Romano, in particolare la Prima Guardia. Durante un esercizio, il buon Giorgio mi ha semplicemente superato la coccia con la punta e mi ha colpito il braccio. I miei due errori erano piuttosto gravi, ma fortunatamente evidenti: ero già dentro alla sua misura e quindi in pericolo, e poi, non ho sfruttato la natura stessa della Prima Guardia, che è quella di un invito.
Se avessi avuto ben chiara la misura, e se avessi avuto anche un po’ più di riflessi pronti, avrei potuto rispondere nella maniera corretta, alzando la lama, passando a sinistra ed afferrandogli la mano. Ma, ahimè, per queste cose ancora niente da fare, pur avendole già provate in passato ce ne vorrà prima che riesca a trasformarle in un “discorso” schermistico coerente. Sono contento almeno di capire dove sbaglio pur essendo talvolta del tutto incapace di applicare la soluzione.