“La Miſura della Spada non è preciſamente determinata nel Mondo; perchè, doue l’vsano più lunga, e doue la portano più corta. Ella però è ſempre proportionata, e commodamente giuſta, quando la lama arriua alla cintura di chì la porta, poco più, ò poco meno : & eſſendo di queſta lunghezza, ſi rende con più facilità maneggiabile da chi l’adopra.”
Queste sono le parole con cui Francesco Antonio Marcelli inizia il suo discorso a riguardo delle qualità che deve avere una spada per essere adatta al cavaliere che intenda servirsene con profitto. In effetti, stando a questa definizione, la mia è troppo corta!
Ma come si chiama la spada seicentesca? Beh, NON si chiama. Gli italiani della generazione di Marcelli non erano (a quanto pare) ossessionati dalle definizioni e dagli “scompartimenti” come gli attuali nerd. Sono sicuro che quando si recavano dall’armaiolo erano molto precisi e che chiedevano in modo particolareggiato all’artigiano di ottemperare ai loro desideri, ma per loro si trattava comunque e sempre di una semplice “spada”. In nessuno dei trattati anteriori o contemporanei ho trovato usato un qualche altro termine per definire lo strumento in questione.
L’oggetto spada
Ma che tipo di spada era quella che brandiva il mio ispiratore? Beh, nel suo libro, come in quello del Rivale Palermitano e persino in quello di Di Mazo lo stile pare essere quasi uniformemente univoco:
- una lunga lama relativamente stretta;
- a due tagli;
- relativamente affilata;
- molto appuntita;
- montata su una coccia a tazza di stile spagnolo;
- sotto la coccia si estende una guardia composta da due lunghi “gavigliani” dritti e di un ponticello che protegge le dita;
- coccia e guardia proteggono un manico adatto ad una mano sola, che si impugna in questo modo.
In questo periodo storico sembrano essere passate di moda le complicate guardie ad anelli o spire e i gavigliani graziosamente curvi, caratteristiche tipiche dei trattati di Fabris e Capo Ferro, ma le spade sono altrettanto pesanti e lunghe. Chi si aspetta di stringere in mano un fioretto, rimarrà probabilmente deluso: le spade di questo periodo pesano tra i 900 grammi e i 1.400.
Era una spada militare?
Era una spada da duello?
Era una spada da difesa privata?
Sicuramente veniva utilizzata nelle ultime due situazioni, tant’è vero che tutti i manuali dell’epoca sono fondamentalmente manuali di scherma da duello, con talvolta alcune concessioni alla legittima difesa contro i furfanti da strada.
Quanto al primo scopo, molti ritengono che questo genere di arma fosse completamente inadatto alla guerra, ma non prendono in considerazione un dato di fatto: questo genere di spada non era un genere affatto. Alcuni si facevano fare delle spade dotate di una lama piuttosto larga, scomoda nei duelli e relativamente pesante, ma la cui tecnica d’uso non differiva minimamente da quello che si vede nel manuale del Marcelli. Se volete una prova che simili lame fossero usate in battaglia, ve la porto immediatamente, pescando fuori un manuale che di duellatorio non ha assolutamente nulla, l’Oplomachia (1621) di Bonaventura Pistofilo:

Soldati che, senza abbandonare la picca, si difendono anche con la spada.
Quelle spade sono dannatamente simili a quelle disegnate (in stile nettamente più grezzo, ovviamente) dal Marcelli.
Forte, Terzo, Debole
Quale sia il peso o la lunghezza, tutte le spade ad una mano hanno una caratteristica fondamentale, attorno alla quale ruota ogni genere di uso che ne farete: sono leve di tipo 3. Questa semplice constatazione vi permette di sapere tutto ciò che serve dell’arte di colpire e difendersi… Beh, quasi
.
Una leva di tipo 3, dicevamo, è una leva decisamente svantaggiosa: il fulcro va a piazzarsi dove finisce la vostra mano. Da ciò deriva che potrete esercitare più forza dove la lama è più vicina a voi, e diventerà impossibile per l’avversario spostare la vostra lama in quella zona, a meno di non dominarla con una sezione della propria ancora più vantaggiosa della vostra. Chiaramente, lo stesso principio si applica anche alla spada avversaria. Il Marcelli, come più o meno tutti i suoi contemporanei, dà un nome a tutte le sezioni della lama. A dire il vero il nostro autore preferito è molto più semplice di altri, e ne riconosce solo 3.

Ecco qui la mia prode Hanwei, pronta ad essere “sezionata” per la scienza. Potrei anche dirvi che non sono totalmente d’accordo con Marcelli, e sostenere che di parti ce ne sono solo due, il Forte e il Debole. Ma seguendo la scuola di questo Maestro non mi posso permettere tale mancanza di ortodossia, perchè il povero Francesco Antonio si rivolterebbe nella tomba. Inoltre la parte mediana, chiamata Terzo, ha una sua funzione specifica nel Sistema. Quale? La vedremo più dettagliatamente in futuro, ma ve l’anticipo: secondo Marcelli quando si fa una Toccata di Spada (un colpo dato alla lama dell’avversario per spostarla) essa va sempre fatta con il Terzo contro il suo Debole.
Riassumendo: per tenervi vivi e al sicuro contro un nemico dovrete sempre proteggervi con il vostro Forte contro il suo Debole, e per ferire l’avversario dovrete fare in modo di guadagnare il suo Debole con il vostro Forte. Per essere in grado di farlo, dovrete ovviamente essere capaci di gestire la Misura e il Tempo, ma verremo anche a quello (se sarò capace di impararlo io stesso
)
Considerazioni Finali
Quale sia la lunghezza della lama che impugnate, il vostro Forte resterà sempre uguale. Quello che andrà ad allungarsi sarà solo il vostro debole! Questo teoricamente favorisce le spade corte… Finchè però non si va a calcolare un altro fattore: se state dominando una spada più corta con il vostro Forte contro il suo Debole, allora vuol dire che siete molto più vicini al suo corpo di quanto non lo sarebbe lui al vostro invertendo la situazione. Mai sottovalutare la lunghezza di una spada!
In effetti a prima vista il terzo (o medio) sembra essere sempre un pezzo di troppo, ma non sempre le leve, i colpi e i giochi prevedono l’uso dell’esatta metà della spada ma semmai vengono presi spesso i confini tra debole e terzo oppure tra forte e terzo, quindi risulta più importante del previsto.
Non ti basta ancora la lunghezza della spada?!
Beh visto che sei altino mi sa che hai anche ragione!
Marcelli è meno puntiglioso, da quello che ho capito finora. Gli basta che il tuo terzo vada contro il suo debole: dopo tutto finchè rimane questa proporzione la sua lama è guadagnata e non c’è nulla che lui possa fare per cambiare la situazione tranne cavare o rompere la misura… Entrambe cose potenzialmente pericolose.
Certo, per approfittare di qualsiasi svantaggio dell’avversario, serve che tu sappia esattamente cosa devi fare, e devi anche decidere in un millisecondo. Entrambe cose che a me non riescono ancora molto bene
.
La lama in mio possesso è bella larga. Infatti è prettamente da guerra, non adatta ai duelli “alla jornada”.
Nonostante ciò ci posso “armiźare uno belo tenor”, grazie al suo gustosissimo bilanciamento!
@ Ash: la nostra concezione medievale rende la parte del terzo inutile. Le nostre armi “consuetudinarie” constano del forte e del debole soltanto: il primo è pari ai 2/3 della lama, dove di solito si trova/no il/i scolasangue; il secondo è il restante terzo affilato.
Quanto alla “longheſa” della spada del Franz, presto fatto: togliamogli 10 cm di gambe!
Aggiungo poi che una spada lunga medievale, potendo fare uso di entrambe le mani, varia un po’ il concetto di forte/debole e la sua applicazione pratica. La vostra è una leva di tipo 1, non di tipo 3!