Il Marcelli propone un modo di schermire molto semplice. Dettaglia molto le basi della tecnica, e non si abbandona a nessuna delle raffinatezze di Fabris e Capo Ferro (impossibili da afferrare se non si sa già tenere in mano una spada). In questo, Marcelli è più comprensibile dei suoi avi. Le complicazioni le aggiunge man mano, senza partire in media res… Forse inconsciamente ricalca un po’ la forma del trattato del suo rivale, Morsicato Pallavicini, che inzia con discorsi molto dottrinali e poi descrive le basi (con tanta, tanta lodevolissima pedanteria).
In ogni caso, il buon Marcelli non parte da come si sta in guardia, preferisce prima spiegare alcuni termini tecnici. Personalmente preferisco fare l’esatto opposto, riprendendo più tardi le disquisizioni dottrinali o pratiche su cosa si deve fare in un combattimento, sul tempo e sulla misura. Tanto, se non stai in guardia non puoi neppure iniziare a combattere!
Marcelli, al contrario dei suoi predecessori, predica una posizione di guardia piuttosto difensiva, molto “cauta”. Se uno va a vedere Capo Ferro o Fabris, scopre che ci si può mettere in guardia o per provocare (in avanti) o per difendersi (indietro). Nelle Regole della Scherma si sta sempre sulla stessa “pianta”, che sarebbe lo stesso rapporto di piedi/bacino/vita/spalle, che è solo uno, il tutto indietro tipico della scherma italiana. Continua a leggere ‘del modo di accomodarsi in guardia’